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53� Elefantentreffen Experience
53� ELEFANTENTREFFEN
By Power
Mercoled� 28 Gennaio 2009.
Ore 4 del mattino. La squadra dell�elefante � pronta a partire. Io ho dormito a casa di Max per scongiurare il rischio �dritto alla sveglia� e alla fine, tra la fregola del viaggio, tra Max e il Nonno che segavano legna nel sonno non ho chiuso occhio, ma nonostante ci� non sento nemmeno l�alone della stanchezza. Alle 4 meno 10 arriva Martini, col Guzzi sommerso di roba, come le nostre moto del resto. Io porto il telone, Max i pali, Martini la stufa e Dario (il Nonno) le vivande (3 borse imballate di roba... c�� da mangiare per un esercito...). Carichi come delle molle stiamo per metterci in strada che comincia subito a diluviare per darci il benvenuto. Su le cerate e via a tutto gas. La pioggia in realt� cessa prima di Modena e gi� con la manetta direzione Brennero. Lo sporty � carico come un mulo: borsa da serbatoio estesa, valigie morbide extralarge imballate di roba, gli sci artigianali da moto infilati nel sissybar, sacco del telone legato sul posto passeggero sormontato da una borsa da palestra anch�essa stracolma... all�esterno legate le cerate ed il modulo. Davanti moffole, parabrezza e paragambe artigianale mi riparano (un po�) dal freddo. Il bicilindrico canta che � una meraviglia e sembra quasi incurante del peso, e la manovrabilit� � comunque buona. La piccola fa subito vedere di che pasta � fatta. Assestiamo un po� l�andatura, e alla prima sosta Dario col Tiger passa in testa. Si riparte a uovo, 130 piantati... il tempo ci sorride. Siamo messi benino con la tabella di marcia.... soste ogni 150 chilometri. Benza, pisciata, snack al cioccolato, caff�, paglia (per i fumatori) e su in sella. L�alba ci accoglie nel bel mezzo delle alpi, colorando meravigliosamente il cielo e le montagne innevate. Tempo sereno, vento freddo ma secco e sopportabile. Sembra una passeggiata. E infatti dietro l�angolo c�� la fregatura che ci aspetta. Pochi chilometri e il valico del brennero si riempie di nubi minacciose... nemmeno il tempo di capire cosa succede che ci troviamo nella neve. Viene gi� che dio la manda e ha gi� attaccato a terra, due dita di pacciugo di quelli su cui � meravigliosamente facile sfracellarsi in moto. Sono cazzi, L�autostrada � imballata di camion. Ci mettiamo dietro ai TIR. Alzano tonnellate di merda da terra e non si vede un cazzo, ma almeno i loro ruotoni lasciano una scia �sicura� di asfalto in cui mettere le ruote. Per� � una situazione sfigatissima, visibilit� zero... lo sporty borbotta e scalpita irritato, � evidente che quella andatura non gli va gi�. Max in testa morde il freno, esce un paio di volte dalla scia dei tir ma l�asfalto � bianco e rientra. Poi a un certo punto, come in un attacco suicida, ribalta il gas e parte in sorpasso. Non ci penso due volte, non mi va di perdere il contatto visivo; tiro gi� il polso destro e mi lancio in corsia centrale nella scia del vfr. Il motore ruggisce violento e mi rendo conto che nonostante tutto si sta abbastanza in piedi.... il peso della moto aiuta; cos� sfiorando i 100 superiamo la fila dei camion. PI� avanti ci fermiamo ad aspettare gli altri, poi si riparte. La neve ci perseguiter� fino a Monaco. Nevischio merdoso misto ad acqua che infradicia tutto (specie quando uno � talmente geniale da essersi tolto la cerata alla prima sosta e da non essersela ma rimessa sperando che si aprisse il tempo...). Siamo fradici, ibernati, incazzati dal tempo schifoso, alienati dalla concentrazione richiesta dalla guida e per di pi� proprio a Monaco, nella nebbia pi� stronza, mentre dentro al casco cola nevischio nero e non si vede una fava mi lampeggia la spia dell�olio. Panico. Penso: � impossibile, ho fatto il tagliando tremila chilometri fa. Ma la spia lampeggia sempre pi� insistentemente, cos� chiedo agli altri di uscire. Alla fine era solo l�olio basso di livello; un rabbocco risolve il problema ed io mi prendo la dovuta compilation di insulti per non aver guardato l�olio prima di partire. Bel cazzone.Alle 15.30 arriviamo ai cancelli dell�elefantentreffen. Siamo messi talmente da schifo che non abbiamo nemmeno voglia di esultare, anche perch� pensando al mazzo che dovremo farci prima di avere una tenda montata e riscaldata in cui asciugarci e scaldarci non c�� proprio un cazzo da esultare. Portiamo le moto all�ingresso della leggendaria buca dove i nostri vicini di tenda Belgi ci hanno tenuto un posto recintato. Ci offrono una birra che ci sembra acqua nel deserto in quel momento e poi ci diamo dentro col montaggio. Facciamo su il tendone, prendiamo la paglia, la legna, scaraventiamo le borse dentro alla cazzo di cane col proposito di risistemarle l�indomani, poi accendiamo il fugone e finalmente possiamo metterci al caldo a mangiare. Tortellini in brodo, formaggio e affettati conditi da una cassa di birra che il buon Martini a cavallo della Guzzi ha rimediato in paese. Ci sembra di stare in paradiso. Soprattutto quando possiamo finalmente toglierci i vestiti fradici e metterli ad asciugare appesi ai pali della tenda.Dopo cena giretto esplorativo e poi a nanna presto, siamo tutti stracotti.
Gioved� 29 Gennaio 2009.
Sveglia presto, complici il personale della legnaia con la loro fottuta sirena e le prime grattugie che fanno rombare i motori. Ci mettiamo subito al lavoro.Risistemiamo la tenda come si deve... roba da moto in ordine nel lato pi� basso, vestiti dentro le borse, angolo cambusa nella zona pi� fredda, legnaia accanto al fugone. Un bel pavimento di paglia e qualche altro accorgimento per migliorare la qualit� della sopravvivenza. Poi montiamo il cesso fuori dalla tenda. Un gazebo rimpicciolito chiuso da una cerata con dentro un�asse inchiodata su 4 pezzi di legno. Usare il sacchetto personale please. A seguire si sega della legna; grazie alla motosega e all�accetta di Martini si fa abbastanza in fretta e in men che non si dica abbiamo un bel muretto di ciocchi di ogni dimensione ordinati ad asciugare accanto al fugone. Spostiamo le moto in zona sicura. L�Harley parte al primo colpo; Max invece ha lasciato i guanti riscaldati 4 ore attaccati alla moto e la batteria � ko. Ponte coi cavi e si rimette in moto. Traslochiamo i ferri accanto alla tenda dei nostri vicini e le copriamo col le loro belle ceratine. Io spruzzo nelle zone sensibili (pinze dei freni, leve, comandi, blocchetto accensione) il liquido antigelo.Ormai la luce � al tramonto; abbiamo passato tutto il giorno a lavorare ma finalmente comincia il raduno. La tenda � un viavai di persone, amici conosciuti on the road, ragazzi dei Winter Bikers, Ex Pirat, e quando non c�� qualcuno da noi siamo noi a vagare ospiti dei loro accampamenti. C�� aria di festa, si beve e tutto fila liscio come l�olio. La fatica del viaggio � stata metabolizzata e abbiamo ormai la mente sgombera.Alle prime ombre del tramonto esco per andare a collaudare il nuovo bagno presidenziale. Faccio per entrare quando mi accorgo che fuori c�� una gran baracca. Sono tutti l�; noi, i vicini di tenda, alcuni ragazzi dei Winter... cos� estraggo la macchina fotografica, la accendo e aspetto che il flash carichi per scattare una foto. Alle mie spalle sento sgasare un motore poi rumore di pali accartocciati e tela strappata. Mi giro... un sidecar ha appena abbattuto il cesso in cui stavo per entrare... mi sa che ho giocato il Jolly.Max prima tira una birra in testa ai due tedeschi. Poi con la sua diplomazia si fa portare una decina di birre e comincia a farci baracca. 5 minuti dopo sale sul loro sidecar per fare un giro. I crucchi sono in l� di quel po� e vanno a uovo sul ghiaccio dell�elefante. Io e Martini intanto edifichiamo la linea difensiva della tenda, denominata �linea Maginot�. 4 pezzi di staccionata artigianale costruita su picchetti da mezzo metro, pietroni scrostati dal ghiaccio in mezzo al bosco con l�ausilio di un semiasse recuperato nel ferro vecchio e una seconda linea difensiva composta da picchetti conficcati nel ghiaccio ad altezza stinco e un corda tesa. Verso l�ora di cena Max non � ancora rientrato e non risponde al cellulare. Lo diamo per disperso. Dopo due ore arriva barcollando con una cassa di birra in mano. E si riparte.Mentre ceniamo a base di gnocchi al rag� di cinghiale e spianata con salsicce in umido un rumore vicino alla tenda ci fa sobbalzare. Usciamo a vedere e ci accorgiamo che un picchetto manca dalla linea maginot.... dopo mezz�ora di ricerca Martini lo trova conficcato nella coppa dell�olio di una enduro. Facciamo finta di niente e potenziamo ulteriormente le linee difensive. Poi ci si dedica alla festa.
Venerd� 30 Gennaio 2009.
Dario si sveglia nel cuore della notte. Raccoglie le sue cose e riparte in solitaria per l�Italia, dove la famiglia lo attende, e la compagnia � privata del suo cambusiere numero uno. Alle primi luci del mattino invece Lucio si presenta bello come il sole a cavallo del suo enduro reclamando un caff� di benvenuto e viene accolto da un coro di insulti a seguire abbracci e birre. Il suo amico Daniele invece dimostra subito di avere la stoffa giusta e sfodera dallo zaino 3 bottiglie di vino ed una di sambuca. Ormai siamo tutti entrati in pieno nel raduno.Momento culturale. Martini � 3 giorni che straccia i maroni con dei sassi enormi che avrebbe visto vicino alla buca prima di partire dalle foto di Google. Delle specie di monoliti di cui nessuno si spiega l�esistenza. A quanto pare � obbligatorio visitarli. Dopo 4 birre siamo carichi per andarci e ci addentriamo nella foresta bavarese innevata. Max dice che ci raggiunge subito e noi ci incamminiamo verso i �sassen� (definizione di Lucio). Visitiamo i monoliti, scattiamo qualche foto e mentre rientriamo Max ci chiama che si � perso nel bosco. Lo ritroviamo in fondo a una valle che ci smadonna contro perch� ha sete.Altro giretto per la buca, giusto il tempo di bere un po� di vin brul�, di guardare cappottare qualche moto sulla stradina alta e un sidecar nella discesa di fango. Poi un salto in buca per i �souvenir� di rito e si rientra al campo base. Ci raggiunge Cristian, rallentato di 3 ore nel viaggio perch� ha finito la benzina. Ed � festa fino a notte fonda.
Sabato 31 Gennaio 2009.
Sveglia presto e smontaggio campo base. Caviamo via la tenda e usiamo le ultime fiamme del fugone per cucinare un pranzo al volo. Pasta col rag� e salsiccie.Come scopriamo la tenda sembra che abbiamo alzato le carene di una formula uno. La gente si raccoglie tutto attorno a fotografare il progetto del riscaldamento interno.... qui c�� fuga di notizie. Si smonta tutto e carichiamo le moto (che orchite...). Lo sporty parte con uno scossone al primo tocco di starter ridendo in faccia al gruppetto di crucchi bmwisti col giacchettino Motorrad che storce il naso. Poi grazie al progetto catene di Martini va su con una trazione paurosa anche sul ghiaccio, ricoprendo di nevischio le due tende dietro e lasciando tutti senza parole.Il sole non � ancora tramontato che siamo gi� in gasthaus dalla Schiller (si scriver� poi cos�?). Ci finiamo in camera le birre avanzate in tenda, poi doccia calda e ci ridiamo in aspetto da esseri umani. Cena e serata in compagnia dei ragazzi di bologna a bere delle birre.
Domenica 1 Febbraio 2009.
Alle 4 del mattino sveglia e si parte a sparo. Il meteo promette neve e vogliamo macinare il pi� strada possibile. Cos� nel gelo tedesco del primo mattino, circondati da un paesaggio notturno ghiacciato le nostre moto galoppano verso l�Italia, guidate da Max. Sembriamo i cavalieri dell�apocalisse. Il vfr rosso in testa fuma bianco dalle marmitte e sibila nel silenzio delle campagne. In mezzo la mia sporty borbotta sorniona e fluida, ed io ogni tanto la accarezzo sotto al serbatoio per dirle che � stata fantastica, consapevole che lo sar� ancora e per sempre. Negli specchi Martini chiude il corteo con l�immortale Guzzi che illumina il paesaggio a giorno grazie alla batteria di fari allo xeno. Il mattino ci accoglie sulle autostrade tedesche libere dal traffico ed il tempo � freddo e sereno fino alle alpi. Come da copione, sul brennero iniziano i casini.Nevica che dio la manda, ma la temperatura � relativamente alta, e fatica ad attaccare per terra. Le strade sono abbastanza pulite, e lo sporty scalpita. Max tiene un�andatura logica e prudente, visto che dietro a una curva qualunque ci potremmo trovare con le ruote su un manto di neve. Ma io scalpito.... comincio ad avere la fobia che la neve attacchi, ho fretta, ed anche il bicilindrico di Milwaukee sembra mal digerire l�andatura. Cos� passo in testa. Il motore urla fra le alpi e scendiamo a uovo verso casa. Negli specchi i fari degli altri mi seguono senza problemi e gi� a 140 senza piet�. La neve non ci abbandona fino a casa, e facciamo soste col contagocce. Benza, pip� e ripartenza. Ritmo serrato fino a 50 chilometri da Modena, dove ci concediamo di mangiare un panino. Poi si rientra. Arrivo a casa ed ho giusto il tempo di scaricare le borse e sciacquare la moto dal sale che la neve comincia ad attaccare. Appena in tempo....Mentre riguardo le foto, e mentre butto gi� queste parole penso a cosa posso e a cosa non posso raccontare. Perch� l�Elefante � cos�. L�Elefante non si riesce mai davvero a raccontare.Potrei scrivere per ore di come si guida con la visiera appannata e colante neve, di come il freddo dei vestiti fradici piano piano penetri e congeli ogni singolo legamento, potrei raccontare del paesaggio, della durezza del viaggio in moto specie quando ad attenderti non c�� una doccia calda ma un campo base da montare. Potrei scorrere tutte le foto per ore, ed anche i filmati. Ma c�� una cosa che non si riesce a trasmettere: l�atmosfera.Quell�aria carica di fumo e di legna, i botti dei fuochi d�artificio, i fuochi accesi per tutta la valle....Ma soprattutto quel legame che unisce tutti. Quella cosa che ti fa sentire �parte� di qualcosa di grande. Qualcosa in cui non ci sono pi� nazioni, simboli e partiti che tengano, ma solo la voglia di stare bene con gli altri.. e con se stessi. Anche solo per pochi giorni.E non importa quanta neve bisogna superare e quanto freddo bisogna sopportare; alla fine ne vale sempre la pena.